Viparelli - Le animazioni

27 Novembre 2013 - 21 Dicembre 2013


Ricerca. Pare che questa sia la cifra forte di Carla Viparelli, artista che continua a stupirci per l’elaborazione costante del suo fare artistico, una mise en scène che diventa una sottile mise en jeu ricca di humor e sapienza filosofale dovuta, certo in parte, alla sua preparazione teorica proprio in materia filosofica. Carla esperisce sempre nuove formule, arricchendo evolutivamente un percorso iniziato tanti anni fa quando recuperava legni su spiagge lontane, trasportandoseli persino da un altro continente, l’America, e ristabiliva con essi e con il loro vissuto il rapporto lirico di supporto per le sue imprese iconografiche. Non ha mai perso di vista il suo incipit, lavorando per lo più sulla materia rigida e poco sulla tela; operosa e geniale creatura, Carla tratta le forme che fissa nei dettagli come eventi immaginari che assurgono alla concretezza attraverso la creatività che solo l’Arte può realizzare. Se infatti le sue proposte iconografiche sono immediatamente riconoscibili secondo la tradizionale lettura di relazione di elementi noti al nostro intelletto, di seguito succede che stimolino l’attenzione dello spettatore diventando veri prototipi plotiniani, affiancando sempre un elemento di trasformismo più che di trasformazione nella pagina pittorica che crea, per di più colorata e gioiosa per l’occhio che la percepisce, immagine crescente di uno spazio fertile dell’intelletto. Carla titola sempre le sue opere, alle quali dona la parola ribelle che mette in dubbio lo schema della percezione visiva, rendendola inaffidabile e passibile di una o più variazioni: un vero divertissement da artista! Così avvenne per la mostra esposta dal luglio al settembre 2000 nelle Antiche Scuderie di Palazzo Reale di Napoli, luogo scomparso alla vista e alla fruizione subito dopo quell’ultimo evento espositivo per lunghi e laboriosi- e speriamo vicini alla conclusione- restauri, che aveva come tema appunto i cavalli, ma erano cavalli? Con l’ironia attenta al dettaglio lessicale e dell’immaginario, le opere che entrarono nell’immenso spazio sottoposto al Giardino Romantico erano semplicemente simboli di un Elemento Scatenante, come sottolineava il titolo della straordinaria esposizione, come ad esempio “cavallo pazzo” che disegnava al centro della tavola una tenda indiana da cui sporgeva una testa equina o “cavallibro” fino a “quadriferro” dall’idea di un quadrifoglio. Il ricordo è solo un dettaglio, perché ogni volta che Carla Viparelli si mette all’opera crea nuove formule espressive, innescando nel fruitore catturato dall’immagine una sorta di proliferazione interpretativa della rappresentazione iconografica. È difficile da spiegare il processo di interazione che l’artista crea tra la sua emanazione, ovvero tra la sua opera finita e lo spettatore che finisce per diventare attore, come se lo spazio filosofico del progetto creativo si estendesse al di là dell’oggetto forgiato e lo includesse, a sua volta partecipe critico del fare.
Non è solo lo spazio del supporto scelto per la rappresentazione iconografica a stimolare la ricerca espressiva dell’artista; affascinata dalla più aggiornata tecnologia, Carla sperimenta la tecnica del supporto digitale per comporre e scomporre le immagini del suo repertorio, innovandolo all’infinito. Nel febbraio 2004 l’opera esposta per la performance Vino errante alla Reggia di Portici mostrava “una sorta di immagine iperrealista ottenuta con la riproduzione in digitale dei suoi piedi- sottolinea la curatrice Sardella- visti però in una prospettiva da sopra in sotto, mentre l’opera si propone a chi guarda in una prospettiva orizzontale”. Quasi un effetto labirintico, inebriante (come il vino)…cit. articolo del ROMA, 20/02/04, di Patrizia Giordano. Allo stesso anno risale una più amplia esposizione al Maschio Angioino, Corpo stellare, ricca di esempi di rappresentazione mista, elaborata anche con la tecnica digitale unita a supporti più tradizionali, un progetto che l’artista continua a sperimentare con infinite varianti fino ai nostri giorni. Si è appena inaugurata il giorno 8 di questo mese la mostra Tramente, che resterà aperta fino al 17 novembre a Villa Baruchello, Porto Sant’Epidio; le opere sono costruite con insiemi di supporti lignei, di nuova fattura legati ai più arcaici “drift wood” ( reperti marini) insieme a inserti digitali, creando un’atmosfera di non finito-indefinito che lascia talvolta smarrito lo spettatore, come dire, non esercitato all’arte di Carla.
L’esposizione che ospita la Galleria Al Blu di Prussia dal 27 novembre al 21 dicembre 2013 è una trasformazione senza compromessi del mezzo pittorico a favore totale della più nuova tecnologia digitale, una vera sperimentazione senza riferimenti strumentali né mediatici: una assoluta novità creata dall’artista che diventa padrona di un ruolo inusitato, quello dello specialista di immagini ideate e realizzate manualmente, conformemente alla prassi della stesura artistica, quindi composte poi animate al computer.
Sono le Animazioni di Carla Viparelli
“Si tratta- spiega l’artista- di disegni a pastello che prendono vita grazie alle tecniche digitali”. Già nel formato progettuale è presente lo studio della dimensione in pixel ideale per la proiezione che deve seguire, perché di proiettore- e non di monitor- si tratta, in Blue-Ray appunto.
Svelare tutto, spiegare come si passa dal disegno alla fotografia quindi alla trasformazione in file, è semplice a dirsi. Quanto le difficoltà per giungere al perfetto equilibrio che emanano le immagini che vivono una nuova vita, in movimento nella luce magica dei video della sala allestita ad ospitarle, siano state stimolanti per l’artista, possiamo comprenderle ma non immaginarle. Pronta a cimentarsi in nuovi esperimenti per corrispondere al suo bisogno creativo, quello di inebriarsi nell’esperire nuove vie del più ambizioso pensiero, quello hegheliano certo, concreto del fare, in questo caso sorretto tecnologicamente, Carla ci dona elementi di straordinario impatto visivo, un dramma-azione che unisce i canoni più arcaici, il movimento, alla stasi che l’opera d’arte presuppone nell’approccio alle rappresentazioni di quella che- ma per quanto ancora?- viene definita Arte Visiva. “Come nella famosa scena di Blade Runner – spiega l’artista- alcuni oggetti che compongono un quadro d’insieme prendono vita e si muovono, mutando la loro condizione di esistenza…”; così si offrono a noi, fruitori stupiti, gli A-steroids (n.1 ) che si muovono nello spazio del video, ciascuno ruotando su un suo asse e con una velocità in più. In alto, a sinistra, compare un asteroide di colore della pietra dello spazio che ruota in senso contrario, da sinistra a destra; scuro, ferroso, un pezzo di minerale puro che per alcuni aspetti ricorda il corpo della terra, la pietra eruttiva della quale conserva il colore, quello della lava. Diventa quasi un percorso dell’anima: dentro e fuori di noi, senza dubbi, scegliamo di impasticcarci per restare nella fantasia dell’universo mobile, una giostra alla quale tutti partecipiamo ma in questo luogo dell’immaginario chimico che Carla ci offre, con gli occhi stupiti di un bambino. Anche la stesura del colore con semplici pastelli sul foglio, primitivo parto dell’opera complessa, richiama la semplicità della manualità infantile, divenendo una sorta di frottage sul foglio ruvido che trasmette la fragilità dell’astrazione. Per L’asola che non c’è (n.2) torniamo alla insinuante, allusiva costruzione verbale che sovente connota, non senza sottile ironia, la composizione delle immagini create da Carla: l’acqua si piega, in un andamento lento e meccanico, a coprire e scivolare nel bottone-isola…e noi ci scopriamo a ondeggiare con lei. Di seguito ci appare Pipimbrello (n.3), una straordinaria composizione grafica che muta il cielo da azzurro a nuvoloso infine piovoso, dandoci la sensazione della mutevolezza metereologica insieme alla metafora cui richiama il piccolo volatile che solitamente preferisce un tetto solido cui aggrapparsi. Una pausa ce la concede la visione di Tramente (n. 4), un respiro tra la trama di una ipotetica staccionata a metà fratturata. L’interruzione della trama orizzontale diventa un sospiro sofferto, l’aspirazione al ricongiungimento e allo stesso modo il sorpasso del limite, l’andare al di là della frattura creando forse uno spasmo? O forse solo la preghiera di divenire indissolubili, parte l’una dell’altra. Una tenera, incessante, lancinante e sommessa preghiera per le umane avventure, poesia del simile con il simile, ricerca dell’altra metà della mela.
Due mani appoggiate sul dorso, preziose, trattate in parte a foglia d’oro, stese a tenersi morbidamente le dita come in atteggiamento di raccoglimento, si muovono appena con un gesto di lento intreccio per subito scioglierle per lasciarle andare, sembra che sussurrino: silenzio, per favore non fate chiasso, si riposa. L’opera invece si chiama Non Riposa (n.5), una filosofica riflessione sul Cosmo, ancor più sullo Spazio-Tempo ma... dentro il palmo della mano scoperta ruota all’infinito una sfera composta di linee luminose, decisamente immateriale. Il fondo è scuro, tratteggiato con un pastello marrone a riempire lo spazio che curva all’infinito come il tempo; dentro, come risucchiata all’interno del vuoto, si anima la sfera immateriale. Può essere l’archetipo del tempo che viviamo, una spinta alla vitalità permanente, una rivisitazione lucreziana dell’Alma Venus genetrix ( degli dei e degli uomini)… voluptas, sentimento vitale, desiderio interpretato dal greco Eros, cupido di Venere come esiodeo signore dei desideri. “Il senso della vita è…la vita”, sono parole recenti pronunciate durante una intervista televisiva da Eugenio Scalfari, senza scomodare la Letteratura greca ma vale a significare semplicemente che nulla cambia, l’uomo ha la stessa trama di vita, l’aspirazione all’amore, vitale e gioioso senso di eternità, dunque in movimento perpetuo. Dopo Cupido chi altri è bello? Ma Narciso senz’altro, interpretato dal mitico Unicorno, anzi Unicork (n.6), bello e bianco animale, elegante equino che invece del lungo corno ha un cavatappi, lungo anch’esso dopo il riccio della spirale: si specchia nell’azzurro dell’acqua inebriato da se stesso, stappato al suo estremo in quello che sarà l’ultimo suo deliquio. Dai giochi di parole scaturiscono, come partorite in un nuovo ritmo vitale, altre creature, immagini speculari della vitalità dell’intelletto che le rende possibili quindi vere creature nutrite dalla mente. A noi è permesso ancora dondolarci su un cavalluccio a dondolo come fanciulli, così, ultimo regalo di Carla Viparelli per corrispondere al nostro desiderio di vita fantastica, ecco Cavalcol (n.7) venire verso di noi apparendo, unico, su uno schermo da 22 pollici, retto da quattro bottiglie per metà piene di vino rosso a sostituire le zampe, un chiaro richiamo all’ebbrezza dell’alcol che ci fa sciogliere gli ultimi freni inibitorii per correre sulle ali di Morfeo, lontano dalle cure grevi del mondo. Fuggiamo dunque dondolandoci su quel cavalluccio errante sul verde prato, l’infanzia è piena di promesse: non è mai passata.
Per la scelta espositiva e per il sapiente e innovativo allestimento, un particolare ringraziamento all’ospite Mario Pellegrino, Art Director di Al Blu di Prussia.
Mimma Sardella

 

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