Alessandro Busci

milano – napoli
8 febbraio_28 aprile 2012

L’AGRIMENSORE DEL FUTURO

di Flavio Caroli

Non si parli, a proposito di Alessandro Busci, di “nuova pittorica figurativa”: non si cerchi cioè di ingabbiarlo in qualche consorteria – qualunque consorteria, sia chiaro – dell’arte contemporanea. Busci è un agrimensore del futuro. Credo di poterlo dire, perché lo seguo con ammirazione da prima che si pensasse per lui ad una mostra. Le evocazioni iniziali di una Milano umida e profumata di platani autunnali (la Milano di viale Montenero, per la precisione), una Milano con lo stridio – soprattutto all’alba – dei tram arancione, erano già un curioso, emozionante impasto di passato e futuro. C’era lo struggimento di una verità seducente proprio perché vera, e l’attesa di una nuova città e di nuove emozioni che sarebbero venuti, e che infatti sono venuti.

Se ho parlato di odore di umidità e di stridio di ruote, di suggestioni, cioè sia olfattive che auditive, non l’ho fatto a caso: in Busci, ho sempre sentito la volontà di esprimere le emozioni, ma direi meglio le passioni del reale, con una ricchezza totale; e totalizzante.

Infatti, Busci si è messo a misurare la bellezza, o la bruttezza ( è la stessa, identica cosa), del mondo che verrà con assoluto rischio e assoluta generosità. Aree di servizio allagate di luci astrali e odorose di fango umido (ancora), nell’ora (qualsiasi ora) in cui il mondo rivela il suo arcano. Aeroporti striati di sangue mille miglia lontani da casa. Pomodori spiaccicati nel mare di Aldebaran. Lo stadio di San Siro come rampa di lancio di astronavi che faranno memorabili esplorazioni notturne nei paesaggi che esistono per lo sguardo in qualche parte dell’universo, e che il nostro sguardo forse non vedrà mai. Nidi giganteschi come lo stadio di Pechino, che tornano a essere quello che sono, accoglienti giacigli per i grandi coleotteri della relatività.

Dallo studio di Busci, dai suoi materiali, lo sguardo fa un lungo viaggio fino al punto più estremo dell’universo, cerca verità, e alla fine del suo lungo periplo torna lì, ai materiali che possono esprimere tanta incommensurabile, e però ineffabile, irrappresentabile, meraviglia.

Alessandro Busci tenta di essere il Ridley Scott della pittura del XXI secolo. Secondo me, i passi compiuti sono già poderosi. Secondo me, ce la fa.

Flavio Caroli, L’Agrimensore del futuro, in Cor-Ten Alessandro Busci, Electa, 2008

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