Vittorio Pescatori – Immagini, talismani e amuleti

Vittorio Pescatori, nato e cresciuto a Milano, ma di origini parmigiane e toscane, alterna l’ attività letteraria, romanzi in bilico tra l’ ironico e il grottesco, con l’ attività artistica, fotografie colorate a mano, scatole specchianti e pastelli. Le foto di Vittorio Pescatori sono state recentemente acquisite
dal Museo Fotografia Contemporanea di Milano.
Vive e lavora tra Milano e Capri.

Pubblicazioni:
Pensione Nirvana (1975)
La Maschia (1979)
L’ Odalisco (1989)
Uranopoli (1991)
L’ Animalo (1995)
Le rughe di Barbie (1998)
Pensione Nirvana (nuova edizione, 2007)

Esposizioni:
1984 Ferrara, Palazzo dei Diamanti – M2
1989 Milano, Museo di Milano di via S. Andrea
2003 Milano, Palazzo Reale
2004 Capri, Museo della Certosa
2006 Napoli, Castel dell’ Ovo
2006 Castellammare di Stabia, Salone Esposizioni
2007 Collodi, Museo Collodiano
2011 Napoli, Galleria Al Blu di Prussia
2012 Lecce, Museo Sant’ Antonio della Scarpa
2013 Napoli, Museo Archeologico

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Alvar Gonzalez-Palacios
Venti, venticinque anni fa (no, sono già passati quaranta) trascorsi una lunga estate a Capri dove incontrai molte persone che non conoscevo. Mi sembrava di andare in visita a un giardino zoologico composto di una fauna di un’altra era, non glaciale forse ma certamente di una temperie diversa a quella a cui ero acclimatato. Fra questi individui divenni amico di Paolo Isotta e di Vittorio Pescatori. Paolo (e suo zio) era di Napoli; Vittorio, di Parma, le uniche città spiritose d’Italia, intendendo lo spirito come esprit. Erano ambedue colti ed ironici e le lunghe passeggiate che facevamo verso il tramonto restano paradisiache nel ricordo: il luogo aveva ancora il sortilegio evocato dagli antichi viaggiatori ma anche da scrittori recenti come Elsa Morante.
Gli animali umani che incontravo erano singolari – alcuni ricordavano i dipinti del Douanier Rousseau, altri le figure geometriche degli artisti del fascismo. Edda Ciano sostava come una statua abbandonata verso la Piazzetta; Pupetto Sirignano saltellava ovunque nelle sue braghe rosse; il pappagallo di Dado Ruspoli era volato via col suo padrone e forse finì posandosi su una foto inventata da Pescatori.

Ma non mancavano nuovi eccentrici di cui ricordo ora solo i nomignoli che coniavamo per loro: l’Anfusona, la Giannona maior e un giovanotto belloccio e malinconico che attraeva le farfalle femmine come certe piante carnivore: lo chiamavamo la maschieuse. La maschieuse, per chiarezza editoriale, divenne La maschia in una novella di Vittorio che, qualche anno dopo, mi fece molto sorridere come fanno sorridere, a denti stretti, i ricordi ultimi della gioventù. Pescatori era spiritoso e ironico, come ho detto, senza diventare mai caustico o moralista, dono raro nel Mediterraneo dove si è portati verso la satira a fosche tinte. 
Col passare del tempo è riuscito a scoprire i dettagli più segreti di altri microcosmi noti a lui soltanto: volti casuali, machere tracciate dal vento e dalla pioggia, paesaggi inesistenti. Non so se qualcuno ricordi L’écriture des pierres, un libricino di un autore squisito ma un po’dimenticato, Roger Caillois, molto amato da me forse perché lui amava molto la letteratura delle mie terre. Prendo a caso una frase che mi pare convenga a quello che Vittorio Pescatori indovina: les pierres possèdent on ne sait quoi de grave, de fixe et d’extrême, d’impérissable ou de déja pèri. Elles séduisient par une beauté qui ne doit de compte à personne e infatti le sue invenzione non hanno conti in sospeso con nessuno. Come le pietre, conservano un che di infallibile, al di là del tempo, adolescenziali o decrepite. Quando penso a lui lo immagino a giocare con telescopi, cannocchiali, caleidoscopi, microscopi e specchi convessi e specchi concavi. I suoi occhi riflettono la realtà ma i paesaggi, le figure vive o morte, si mettono al suo servizio e si trasformano, un po’per celia e un po’per non morire, divenendo qualcosa che è simile al vero per diventare una verità poetica. Forse scoprirà altri oggetti persi lungo le spiagge deserte d’inverno o i corsi dei fiumi arsi d’estate e inizierà a comporre i talismani e gli amuleti indispensabili per il lungo viaggio.

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